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Il Decalogo del Ricevente

December 2, 2016

 

Chi, durante la propria vita, non si è fatto fare almeno un massaggio? Che fosse da un professionista, da un terapeuta o da un amico, credo sia capitato a tutti. Sebbene sembri la cosa più banale del mondo farsi massaggiare, non lo è affatto. «Ma cosa ci sarà mai da sapere per farsi fare un massaggio?» si chiederanno i più. Beh, in realtà le cose da tenere presenti sono diverse: dall'igiene ai vestiti, dalla digestione al rilassamento, dal dolore alla nudità, ecco di seguito un elenco da seguire attentamente.

 

1. Pulizia

Sebbene sembri una cosa del tutto scontata, è assai facile trovarsi con riceventi che hanno i piedi sporchi, le ascelle sudate, la forfora sulla cute. Per quanto ogni costituzione sia a sé e ci siano persone che non sudano e non puzzano neanche dopo una maratona, è bene essere scrupolosi e fare in modo di presentarsi in maniera consona a ciò che stiamo per ricevere: un intimo contatto col nostro corpo, che può durare da mezzora a due ore o più a seconda dei tipi di massaggio e trattamento. Immaginatevi come sarà contento di massaggiarvi l'operatore che per un'ora intera ha il puzzo dei vostri piedi nelle narici: come potrà dare il meglio di sé? Chi non si lava, fa male anche a sé, mettendo in malo atteggiamento chi lo sta trattando, e quindi ricevendo un massaggio non al massimo delle sue potenzialità. Se questo massaggio lo avete pagato, perché buttare via così i soldi, per colpa vostra per giunta? Qualcuno può obiettare dicendo: «Ma io vado a farmi i massaggi direttamente da lavoro, dopo una giornata stressante. In ufficio mica ho la doccia e nel centro dove vado non c'è, come faccio?». Esistono delle salviette umidificate che stanno comodamente in una borsa: si tratta principalmente di pulire i piedi e le ascelle, a meno che uno non abbia problemi particolarmente gravi di sudorazione e cattivi odori da necessitare ogni volta una doccia intera. Sono piccole attenzioni che fanno la differenza. Stiamo donando il nostro corpo a una persona, facciamolo nel migliore dei modi: per l'operatore, per noi stessi.

 

2. Abbigliamento

Ogni massaggio, ogni trattamento olistico, ha un “dress code” che lo contraddistingue. Se non si è sicuri di quello che dovremmo (non dovremmo) indossare, bene chiedere all'operatore notizie a riguardo. Spesso loro si dimenticano di dare indicazioni che dopo un po' si tende a dare tutto per scontato. Ecco alcune indicazioni.

Ci sono massaggi, come lo Shiatsu o il Thai tradizionale, che si fanno vestiti e quindi necessitano di adeguato vestiario: deve essere comodo, che permetta agevolmente ogni tipo di manovra e non impacci in nessun modo. Sconsigliatissime felpe et similia col cappuccio: non c'è niente di più fastidioso per questo tipo di massaggi, perché il cappuccio impaccia il lavoro sul collo. In alcune Spa e Centri massaggi forniscono l'apposito vestiario: chiedere prima per essere sicuri.

In trattamenti più energetici tipo il Reiki o la Pranoterapia, non ha molta importanza che tipo di vestiti su indossano: il corpo non viene mosso particolarmente e si agisce principalmente a livello sottile, di vibrazione energetica che si muove attraverso la materia. Lo stesso è per simili tecniche come la Rigenerazione Energetica, Riequilibro dei Chakra, etc.

Nel Tui Na, i vestiti non sono importanti. Di solito il ricevente li tiene addosso, altrimenti gli può essere chiesto di rimuovere qualche capo per facilitare il lavoro (nel caso di uso di balsami, oli, coppettazione, moxa, particolari manovre, etc.)

In altri massaggi, ad esempio quelli in cui è previsto l'uso di oli, tipo lo Svedese e il Lomi Lomi Nui, i vestiti vanno tolti. E qui si apre un capitolo angusto: le mutande vanno tenute o no? Il reggiseno? Temi un po' delicati che necessitano spiegazioni. Allora: nelle Spa solitamente danno delle mutande apposite (diverse per lei o per lui), da indossare al posto delle proprie. Sono pensate apposta per agevolare il lavoro del massaggiatore, sono usa e getta e quindi assolutamente igieniche, di solito lasciano scoperti i glutei in modo da poterli lavorare facilmente. Ci sono uomini che si rifiutano di indossare queste mutande perché si sentono “ridicoli”. Beh, tranquilli, a parte l'operatore, non vi vedrà mai nessuno! In ogni caso non è obbligatorio, è possibile rimanere con le proprie mutande, basti sapere che saranno completamente unte. Nei centri olistici o da operatori privati, questo tipo di indumenti difficilmente si trova. Solitamente il massaggiatore arrotola il lembo di un asciugamano intorno alle mutande per evitare di ungerle. È buona norma tenere interamente coperta tutta quella parte del corpo che non viene massaggiata, sia per motivi termici (rilassandosi durante il massaggio la temperatura corporea si abbassa) sia per motivi psicologici: ci si sente meno “nudi” e quindi meno “vulnerabili”, più protetti. Non mancano però le persone che preferiscono stare scoperte, il che non ha nulla di male o di sbagliato.

Ma allora, le mutande si tengono o no? È una cosa del tutto personale. Se l'operatore non ci dà indicazioni a riguardo, se si hanno dubbi, è bene chiedere: nella stragrande maggioranza dei casi vi diranno di tenerle. Ci sono persone che preferiscono stare senza, e coprirsi con un asciugamano. Di solito è meglio farlo quando l'operatore lo conosciamo bene, perché riceviamo periodicamente massaggi da lui/lei, e ormai c'è un grado di confidenza e fiducia reciproca che ci permette di stare in libertà senza invadere l'altrui sensibilità, né essere invasi.

E il reggiseno? Si toglie in tutti i casi di full body massage con olio. Il seno sarà sempre coperto da un asciugamano a rispetto del personale pudore. Nei casi in cui una donna riceva un massaggio da un'altra donna, capita spesso che questo problema non si ponga. Ma succede anche con operatori maschi, seppur più raramente. Nella mia esperienza in una Spa in Italia, vicino Firenze, l'80% delle donne circa non aveva il minimo interesse a tenere il seno coperto durante il massaggio ed era completamente a suo agio a farselo massaggiare, rispettando le zone più intime come i capezzoli. In Irlanda, ad esempio, sono molto più pudiche. Ma tutt'ora ho clienti donne che non vogliono essere coperte e gradiscono il massaggio al seno da me, che sono un uomo. Io di base copro sempre quella parte del corpo ed evito di massaggiarla, a meno che non si entri in confidenza e fiducia reciproca come è successo con alcune clienti.

 

3. Eccitazione

Questo aspetto riguarda principalmente i maschi, sia operatori che riceventi, anche se ho avuto qualche caso di donne in eccitazione durante un massaggio. Molti dei miei amici maschi mi chiedono: «Ma come fai a massaggiare donne semi nude tutti i giorni senza eccitarti?». A dire il vero mi viene del tutto naturale: per me è un lavoro in cui metto molta passione, quindi non mi sento alla “sagra della topa” come direbbero i livornesi, ma in un luogo e in un tempo sacri, come il corpo che mi viene offerto. Capita però, che molti uomini confondano una professione con un'altra, e cerchino dalla massaggiatrice altro tipo di attenzioni. Colpa ce l'hanno soprattutto i centri massaggi cinesi e thailandesi che in tutto il mondo, ormai, offrono il famoso happy ending, sotto varie forme. Bene a questa gente che cerca altro gli andrebbe detto il fatto suo e trattata come si merita, per far loro capire come funzionano (o dovrebbero funzionare) le cose. E va fatto senza mezzi termini, con determinazione. Ci sono anche casi di uomini che cercano attenzioni speciali da altri uomini: idem come sopra. Non ho mai fatto distinzioni con i miei riceventi, massaggiando uomini, donne, gay senza problemi, e ho sempre avuto rispetto da tutti. Solo una volta un signore anziano ultra settantenne ha provato a toccarmi il culo due volte. Vi assicuro che è tutto meno che piacevole e per quanto uno possa reagire nel modo migliore, sono esperienze che rimangono.

Ma cosa fare se un uomo va a farsi fare un massaggio con le migliori intenzioni e ha un'erezione? Nulla di cui spaventarsi o vergognarsi troppo. Si tratta, spesso, di una normale reazione del corpo. Si copre la zona del pube con l'asciugamano anche per quello, così si nota meno. Ci si può fare una battuta sopra per sdrammatizzare, si può tranquillamente fare finta di niente, si può chiedere scusa: se l'operatrice è una professionista, ne avrà visti così tanti che ci farà poco caso. Personalmente è successo che alcuni dei miei riceventi maschi avessero un'erezione, e parlo di eterosessuali (in alcuni casi è successo durante massaggi di coppia, ovvero con le loro fidanzate presenti che a loro volta ricevevano un massaggio). Anche in questo caso, nulla di cui preoccuparsi: il corpo reagisce ad alcuni stimoli ricevuti (che, per quanto siano fatti nel modo più professionale possibile, possono essere interpretati dall'inconscio in un altro modo). Tranquilli, non vuol dire che siete gay (che comunque non ci sarebbe nulla di male)! La vostra sessualità non dipende da cose come queste. In ogni caso, se sentite che l'operatore/trice vi sta accidentalmente toccando in zone intime o che vi scatenano reazioni strane, potete tranquillamente farglielo notare così da evitare spiacevoli conseguenze.

E se è una donna quella che si eccita? A me è successo solo poche volte, due delle quali ero in un centro massaggi e in tutti i casi nessuna di loro mi è saltata addosso. L'eccitazione femminile è ben diversa da quella maschile. Se vi accorgete che una donna comincia a gemere, dimenarsi e fare strani versi, si può far finta di niente fino alla fine: raramente sarà lei a fare il primo passo. Se invece è così sfacciata da allungare le mani, allora si applica la stessa filosofia sopra riportata: la si mette al suo posto con determinazione. Se invece vi siete iscritti al corso di massaggio per portarvi a letto le ragazze, allora è un'altra storia...

C'è anche il caso di una donna che si eccita e cerca attenzioni particolari da un'altra donna. Anche questa cosa è più rara e richiede lo stesso tipo di trattamento chiaro e determinato. Non alimentiamo l'erronea visione che sta dilagando riguardo a una professione così bella e importante!

 

4. Rilassarsi

Eccoci a uno dei punti dolenti: ci sono persone che non sanno rilassarsi. «Ma come, aspetto questo momento da tutta la settimana e mi dici che non mi rilasso?». Già, proprio così. Alcuni riceventi diventano dei pali di legno ogni volta che gli muovi un braccio o una gamba. Non lo fanno apposta, è un riflesso inconscio. Loro sono convinti di essere rilassati. Eppure gli alzi il braccio e quello sta su da solo, senza che lo tieni su tu: invece, se io lo lascio, tu riceventi lo devi lasciar cadere. Oppure pieghi la gamba e gliela porti al petto per fare delle rotazioni e questi che cercano di “aiutarti” tenendola su e cercando di seguirti nei movimenti (cosa del tutto impossibile) facendoti fare il doppio, anche il triplo, della fatica. A volte penso di mettere un sovrapprezzo a tutti quelli che agiscono così, per la fatica che mi fanno fare!

È compito dell'operatore rendere consapevole il ricevente di non essere interamente rilassato e lo può fare in tanti modi: scuotendo leggermente l'arto finché il massaggiato non decontrae i muscoli; dicendoglielo con voce calma, bassa; alzando l'arto e chiedendo al ricevente di farlo cadere. Alcuni operatori non si azzardano a dire niente per paura di essere troppo invasivi e disturbare il cliente, ma ritengo che sia sbagliato: serve soprattutto a lui, a capire cosa vuol dire essere rilassati, di modo che il corpo (e il subconscio con lui) lo memorizzi e lo sappia ripetere nel momento del bisogno (quando si dorme, per esempio, ma anche durante la meditazione, lo yoga, etc.). Chi viene a farsi un massaggio dovrebbe uscire dalla stanza con una consapevolezza in più ogni volta. In quel momento siamo come dei “maestri” per loro che, tramite il loro corpo, gli insegniamo cose nuove e cose antiche.

È incredibile quante persone siano così abituate a voler tenere tutto sotto controllo da non essere capaci a rilassarsi. Ci insegnano sin da piccini a vedere tutto, sentire tutto, fare tutto e non ci insegnano una delle cose più importanti: lasciar andare. Questo inficia anche il modo di respirare, che diventa stressato, ansioso: si inspira rapidamente e superficialmente, poi si espira senza far uscire tutta l'aria, perché si ha paura che non ci venga donata di nuovo. Si trattiene anche quella, che poi è anidride carbonica che fa solo male. In una società capitalistica dedita all'accumulo e allo sfruttamento senza sosta, anche la nostra mente viene programmata a essere sempre sull'attenti, così il nostro corpo le va dietro, ammalandosi lentamente. Sapersi rilassare ormai è un dono concesso a pochi e noi operatori abbiamo il dovere di educare le persone a riscoprirlo. I riceventi, per contro, devono rendersi docili a chi li sta guidando cercando la massima collaborazione: non è solo per la miglior riuscita del massaggio, ma proprio per loro stessi. Lasciarsi guidare è un segno di abbandono e fiducia totali. Se uno non si abbandona e tende sempre a controllare il proprio corpo, non saprà ma abbandonarsi veramente neanche nelle altre situazioni, magari più importanti (quando si è col proprio partner ad esempio). Lasciarsi fare è un atto di fiducia profondo, importante, significativo. È un piccolo passo verso l'abbandono al Grande Abbraccio che ci attende ognuno. Non possiamo veramente controllare tutto, anche se ce ne illudiamo. Basti pensare alla gravidanza: il bambino si forma da sé nella pancia della mamma, senza che essa debba fare niente, se non semplicemente interrompere ogni cosa che possa nuocere alla nuova vita.

 5. Il dolore è un bene o un male?

Domanda da un milione di euro. Innanzitutto si dovrebbe dividere il dolore in almeno due categorie: il dolore “buono” e quello “cattivo”. Che cos'è il dolore buono? Sebbene sembri un ossimoro, si tratta di un tipo di sensazione che, sebbene sia dolorosa, provoca un sottile senso di piacere insieme alla sofferenza. Di solito il ricevente la riconosce perché già sperimentata e può realmente sentire come quel dolore, in realtà, gli stia facendo bene. E il dolore cattivo? Si entra in un campo un po' difficile. È un tipo di dolore estremamente fastidioso, che dà proprio la sensazione che c'è qualcosa di sbagliato. Ora, considerando che queste sono considerazioni fortemente soggettive, cerchiamo di spiegarle meglio.

Innanzitutto c'è da dire che in Italia c'è la tendenza, durante un qualsiasi massaggio e trattamento olistico, a considerare il dolore come qualcosa di sbagliato. Basta varcare le Alpi per trovare un atteggiamento decisamente diverso. Nei paesi anglosassoni, per esempio, è esattamente il contrario: se non si sente male il massaggio è considerato inefficace. Se ci spostiamo in oriente, in posti come la Thailandia, il Giappone, la Cina, i massaggi sono fatti quasi al massacro (soprattutto in Thailandia). Una volta considerate queste differenze culturali, analizziamo più approfonditamente la questione. In certi tipi di massaggio, come lo Shiatsu, il Thai tradizionale, il Tui Na, spesso viene applicata una pressione considerevole che può provocare dolore. Ora, anche all'interno di queste discipline troviamo diversi approcci, quindi si fa male a generalizzare, ma se li prendiamo nella loro radice originaria (Shiatsu fatto in Giappone, Thai fatto in Thailandia, Tui Na fatto in Cina) si nota che spesso sono dolorosi. In questi casi, se l'operatore è veramente preparato e sa quello che sta facendo, il dolore fa parte della terapia. Quindi si può considerare sempre come dolore buono (ribadisco: se l'operatore non sta sbagliando). Sono molti gli italiani che si lamentano durante questi massaggi, perché non è nella nostra cultura il ricevere un massaggio e sentire male (ovvero non è nella nostra cultura associare il massaggio a una vera e propria terapia. Qualcuno ha detto per colpa delle lobby di medici e case farmaceutiche?). Ma, ripeto, è intrinseco al massaggio. Se il dolore è qualcosa di insopportabile, dirlo subito all'operatore, che dovrà prendere delle misure cautelari e trovare il modo di applicare quella tecnica causando meno dolore. In generale informare dei punti particolarmente dolenti è sempre un buon feedback da dare a chi ci sta trattando, senza arrivare a fare come quella che mi diceva ogni 3 secondi: «Qui mi fa male... anche qui... e qui... e poi qui...» in questo caso non aiuta per nulla.

Nei trattamenti energetici dove il tocco è molto leggero o addirittura assente, non c'è questo problema, anche se si possono comunque palesare sensazioni fisiche di vario tipo: è buona norma rendere l'operatore consapevole di quello che ci sta succedendo. Magari chiedendo prima, perché in certi casi ha bisogno di concentrarsi e preferisce il silenzio (in quel caso gli si può dire alla fine del trattamento).

Ci sono persone che sono tendenzialmente timide e che, anche se stanno soffrendo come cani bastonati, stanno zitte in un silenzio sofferente. È sbagliato! Si deve sempre informare l'operatore di un dolore eccessivo e in generale se ci sono dubbi su quello che stiamo provando bisogna sempre chiarirci con chi si sta prendendo cura del nostro corpo. Non aspettate che sia lui/lei a tirarvi fuori le parole dalla bocca! Quindi, il dolore ci può stare, ma mai che ecceda la soglia della sopportazione (salvo le dovute eccezioni: si tratta di manovre terapeutiche che posso provocare grande dolore ma essere necessarie. In questo caso l'operatore vi informerà a riguardo).

La capacità di sentire dolore è fortemente individuale: conosco persone che sentono male appena le sfiori e altre che non sentono niente neanche se gli salti sulla schiena. L'operatore esperto, una volta capito con chi ha a che fare, sa agire di conseguenza, essendo più delicato con i sensibili e più incisivo con le pelli dure. Chi ha bisogno di grandi pressioni per sentire qualcosa, è giusto che lo faccia notare all'operatore, magari anticipandoglielo o se si rende conto che la pressione è scarsa. Ricevere un massaggio senza sentire assolutamente niente non ottiene l'effetto di cui avevamo bisogno, quindi è importante avvertire.

Nel caso di trattamenti intensi, è bene essere consapevoli che il dolore si può generare anche il giorno dopo o due giorni dopo, e durare qualche giorno (massimo 48 ore). Di solito l'operatore lo dice, ma a volte capita che si dimentichino. Succede che durante il massaggio il dolore sia contenuto e subito dopo il massaggio sparisca, ma poi torni più intenso un giorno o due dopo: questo non vuol dire che l'operatore ha sbagliato, fa parte del trattamento, quindi il massaggio sta “funzionando”. Se il dolore perdura oltre le 48 ore allora sì, c'è qualcosa che non è andato bene durante il trattamento: chiarirsi con l'operatore.

 

6. Feedback

Alcuni trattamenti possono lasciare dei segni sul corpo. Non succede solo a quelle persone a cui vengono spesso i lividi anche solo sfregando appena il braccio contro lo stipite della porta. Si tratta di tecniche particolari e l'operatore è tenuto a dirvelo: coppettazione, gua sha (raschiamento), moxa diretta, solo per citarne alcuni. Di solito durano qualche giorno, raramente settimane (si tratta di scompensi molto particolari). Sono del tutto normali e non ci devono spaventare. Se l'operatore non ci ha avvertito di niente ci ritroviamo un segno strano di cui siamo sicuri sia stato causato dal massaggio, chiedere subito all'operatore spiegazioni a riguardo. In generale far presente a chi ci ha trattato come stiamo è sempre una buona cosa, anche se ci sembrano cose minime o non importanti. Ci sono persone che vengono a farsi massaggiare perché hanno un problema specifico. Poi non si fanno più sentire: l'operatore non sa se gli ha fatto del bene, se sono state peggio, se è successo qualcosa. Un bravo massaggiatore chiede sempre, se il ricevente non si è fatto più sentire. Giusto per capire cosa è successo. Di solito ti rispondono: «Sto benissimo grazie, adesso non mi fa più male la spalla» e perché non me l'hai detto maremma cinghiala? Mi verrebbe da dirgli. Si sa: nessuna nuova, buona nuova. Ma può anche essere che uno sparisce perché si è trovato male. È bene dirlo all'operatore, anche in maniera indiretta, farglielo capire in qualche modo. È giusto avere un feedback: d'altronde non si può piacere a tutti e può essere uno stimolo per migliorarsi. Poi ci sono quelli che ti chiamano 5 volte al giorno chiedendoti di tutto, anche perché non trovano lavoro: «E io che ne so? Mica sono il mago Zurlì!». Rendersi conto che chi ci è davanti è un essere umano come te, non un'altra incarnazione di Gesù. Non prendere l'operatore olistico come uno psicologo o un santone che può magicamente risolvere tutti i nostri problemi.

E se mi ha fatto seriamente del male? Innanzitutto farglielo sapere subito. Se il danno procurato è tale da inficiare la salute, si passa alle vie di fatto, quelle legali: un operatore professionista è sicuramente coperto da assicurazione e quindi ben protretto a riguardo. Se ha procurato un danno grosso e ciò viene comprovato, sarete rimborsati. Se non dovesse essere assicurato, farà una brutta fine a livello professionale...

Una postilla riguardo l'olio: è buona usanza lasciarselo addosso il più allungo possibile. Se il massaggiatore è un vero professionista, userà solo oli di alta qualità che non posso far altro che far bene alla nostra pelle. Questa usanza di lavarsi via subito l'olio di dosso (o addirittura chiedere all'operatore di farlo) non è buona cosa. Per carità, se uno ha un impegno importante di lavoro o cose simili è comprensibile, ma deve essere un'eccezione: prendere l'abitudine a lasciarlo assorbire dalla pelle per il resto della giornata. Per casi particolari chiedere all'operatore, se non ci ha dato indicazioni specifiche a riguardo.

 

7. Fiducia

Sebbene rientri fortemente nell'aspetto del rilassarsi, è bene parlarne anche sotto altri punti di vista. Se scegliete un operatore per farvi fare dei trattamenti o massaggi specifici, dategli tutta la vostra fiducia. Anche se la prima volta non avete la più pallida idea di chi avete di fronte, se lo avete scelto bene, lasciatelo fare. Non ha senso, dopo 5 minuti di trattamento, interromperlo e dire: «Ma a me fa male il ginocchio, perché mi tocchi le orecchie?». A tutto c'è un perché. Aspettate la fine del massaggio per esprimere eventuali perplessità: non c'è cosa peggiore che dimostrare sfiducia a chi si sta adoperando per farvi stare meglio. Di solito gli entra il giramento di scatole e ciò inficia sulla qualità del trattamento che vi sta dicendo. Quindi attenzione! Se proprio dovete chiedere qualcosa riguardo l'operato, fatelo in modo accorto e delicato.

Nell'agopuntura, ad esempio, si trattano spesso le zone distali rispetto al problema, perché hanno un influsso riflesso sulla parte malata. Quindi capita che avete un problema al ginocchio destro e vi stiano trattando quello sinistro: non è un errore! Oppure nello Shiatsu si parla di meridiani che hanno i nomi di organi, ma indicano qualcosa che va oltre l'organo. Quindi se uno shiatsuka ti dice che hai la Milza fuori equilibrio, è inutile che gli dici che la milza te l'hanno tolta 15 anni fa e che gliel'hai anche detto, perché sta parlando di qualcosa che riguarda emozioni, funzioni psicofisiche, energia al di là dell'organo materiale e che continuano a esistere nel tuo corpo anche se l'organo non c'è più. Mi ricordo di una proprietaria di un centro massaggi a cui avevo detto che mi stavo facendo fare trattamenti Amatsu, e lei mi ha risposto: «Non mi piace, lo trovo noioso». Ecco, questa dimostra di non averci capito niente, perché l'Amatsu ha uno scopo prettamente terapeutico: se vai là con l'idea di ricevere qualcosa di simile a un thailandese, in cui ti stirano e ti premono come la pasta per la pizza, è chiaro che sarà una delusione. Lo scopo dell'Amatsu è di risolvere un problema usando tecniche particolari che sono simili all'osteopatia. È come se uno va dal dentista per un problema ai denti e dice: «Sono stato dal dentista oggi» - «Com'è andata?» - «Guarda, due palle allucinanti! Non mi sono divertito per niente!» - «Ah, ma almeno ti ha risolto il problema?» - «Sì certo, adesso sto benissimo, ma che barba mi sono fatto» - «...».

Ci sono operatori che spiegano per filo e per segno cosa stanno facendo (io sinceramente li trovo un po' eccessivi) e altri che non ti dicono nulla di nulla. In ogni caso, la fiducia è la prima cosa da mettere in pratica. Poi domandare è lecito, ma farlo nel modo giusto non è solo cortesia, è risparmiare un giramento di scatole e un trattamento non al massimo.

 

8. Parlare o non parlare, questo è il dilemma!

Ma quando si riceve un massaggio, si può parlare? È un fatto decisamente soggettivo. Dipende da molti fattori: dal ricevente, dall'operatore, dal tipo di trattamento, dalla situazione. Ci sono riceventi che si sdraiano sul lettino e muoiono finché il massaggio non è finito: guai a parlargli, voglio solo rilassarsi e lasciarsi andare. Altri invece che ti attaccano un bottone infinito raccontandoti tutta la loro vita da quando da bambini la maestra gli mangiava la merenda. Nessuno dei due è giusto o sbagliato, in realtà. Chiaro che se vado a farmi fare un massaggio rilassante e parlo concitato per tutto il tempo, il rilassamento è andato a farsi friggere. Eppure ci sono persone che si rilassando parlando, esternando i loro pensieri (come dal parrucchiere). Ci sono operatori che non sopportano quando gli parli perché vogliono concentrarsi su quello che stanno facendo. Altri che sono loro che ti attaccano dei bottoni pazzeschi. È buona cosa chiedere all'operatore se è lecito parlare o meno durante il trattamento. In linea di massima, a meno che non stia facendo cose particolarmente impegnative, lo scambio di qualche parola non nuoce al trattamento. Ma intavolare un vero e proprio discorso può inficiare la concentrazione di chi sta operando. All'interno del trattamento stesso ci possono essere fasi in cui si può parlare e altre in cui è meglio tacere per non disturbare. Di solito si capisce, chi ti tratta si fa intendere chiaramente ma garbatamente. Certo è che in alcuni casi i massaggiatori si trasformano in una sorta di psicologi. A volte sarebbe bene farsi due domande se uno va a farsi fare un massaggio solo per parlare e magari cambiare figura di riferimento...

Ci sono operatori e tipi di trattamento che richiedono un po' di dialogo, perché magari chi tratta sente delle cose che ha bisogno di verificare con chi riceve. È bene che il secondo collabori senza seccarsi di essere disturbato nel suo rilassamento: si tratta, di solito, di cose importanti, come trovare il punto giusto su cui fare pressione o mettere l'ago, avere il feedback preciso di ciò che sente per essere sicuro di agire nella zona giusta, etc. Inoltre, in certi tipi di trattamento l'operatore riceve delle intuizioni, sotto forma di immagini, odori, sensazioni, colori, suoni, canzoni, domande, etc. Quindi può capitare che vi chieda delle cose che per voi sono strane e sembra che non c'entrino niente con ciò che state ricevendo. Anche in questo caso occorre fiducia: a chi vi tratta, se vi chiede cose un po' personali, non gliene frega nulla di voi in quanto pettegolezzo, lo fa per aiutarvi. Certo è che, se si tratta di argomenti veramente personali e non c'è un rapporto ancora consolidato fra di voi, di solito lo fa con una certa cautela. E voi potete anche rifiutarvi di rispondere, ci mancherebbe. Ma più ci apriamo con chi ci tratta, più lo aiutiamo ad aiutarci.

9. Quanto dura un massaggio?

Per quanto banale, è un'ottima domanda. Se si va in una spa, di solito spaccano il minuto, ma bisogna sapere bene quale minuto. In molte spa un massaggio dura 50 minuti (o 20 quelli brevi) e non 60 (10 minuti in un massaggio sono davvero tanti). È capitato che lavorassi in una spa e, nonostante fosse chiaramente scritto, i clienti si aspettassero un'ora piena di massaggio e poi se ne siano lamentati. La colpa il quel caso fu anche del personale che male informò i clienti. Quindi assicurarsi bene di aver capito l'esatta durata del massaggio. È bene notare che nei 50 minuti (o 60 se li fanno di un'ora piena) è spesso compreso il tempo in cui il cliente entra e si cambia. Quindi alla fine il tempo effettivo del massaggio è minore. Nei centri massaggi la situazione è molto simile. Il problema di questi posti è che se arrivi in ritardo, te lo tolgono dai minuti di massaggio che ti spetterebbero, perché hanno prenotazioni rigide e non possono permettersi di sforare (della serie sono catene di montaggio per massaggi, a loro importa guadagnare, dei clienti non gliene frega nulla, anche se cercano di fargli credere l'opposto).

Da un privato la situazione può essere diversa: un vero professionista si lascia sempre un margine fra un massaggio e l'altro di modo che può venire incontro a eventuali (minimi) ritardi del cliente e fare in modo che possa recuperare dei minuti persi. Il privato instaura un rapporto più intimo e profondo col cliente e segue di più chi va da lui rispetto al massaggiatore che lavora nelle spa, per la quale spesso sei solo uno delle decine di persone di quella settimana.

Riguardo a trattamenti la questione cambia. Uno Shiatsu, un Amatsu, un Tui Na più che al tempo, guardano a quello che devono fare. Può essere che in 45 minuti ti risolvano la questione come può essere che hanno bisogno di un'ora e un quarto. Sono tipi di massaggi che si fanno a scopo terapeutico (sebbene in Italia non gli venga riconosciuto questo valore) quindi il tempo è indicativo. Di solito è un'ora, ma può variare. E non è vero che varia verso il meno: mi è capitato spesso di sforare l'ora con lo Shiatsu e ricevendo un Amatsu l'operatrice mi abbia chiesto se potevo fermarmi un po' di più che le serviva più tempo (e non mi ha fatto pagare di più). Quindi è assai stupido andarsi a lamentare dicendo: «Mi hai fatto solo 53 min di trattamento ma mi hai fatto pagare un'ora!» - «Ma stai meglio o no?» - «Sì certo, mi hai risolto il problema che avevo da 15 anni, ma che c'entra?» - «Va bene, la prossima volta ti farò 7 minuti di carezzine così sei contento...»

 

10. Cosa faccio se non mi piace?

Calma e sangue freddo. È capitato a tutti di andare in un ristorante e non trovare di nostro gradimento il piatto che abbiamo scelto. Nessun dramma: si paga, si saluta e non ci si torna più. Lo stesso per un massaggio: si tratta di resistere un'ora (mezzora a volte), pagare (perché è giusto dare il compenso a chi ha lavorato per noi, anche se non ci è piaciuto) e non si torna più. Se lo vogliamo possiamo lasciare un feedback per far capire cosa non è andato. A volte è solo una questione di feeling, che non c'è. Magari il massaggiatore è bravissimo ma a noi non ci trasmette niente (mentre ad altri sì). Amen, non cade il mondo. Non sopporto quei clienti che vanno nelle spa (perché di solito si tratta di un certo tipo di persone che frequenta luoghi specifici) e poi scrivono recensioni ultra negative sul massaggio o addirittura scrivono al proprietario lamentandosi (spesso sperando in un massaggio gratis in cambio di una recensione non negativa). E che sarà mai! Un conto è se vai da un fisioterapista e ti distrugge una spalla, ed è giusto provvedere a farlo sapere al mondo oltre che a farsi risarcire, un conto è farsi fare un massaggio rilassante e non essersi rilassati. Certo, se uno paga per 60 minuti di massaggio e ne riceve 45 senza un motivo plausibile, è un conto. Ma massacrare un povero cristo solo perché il suo massaggio non ci ha mandato in estasi, mi sembra eccessivo!

Lo stesso vale per trattamenti, ma con una considerazione in più. Ricevere un Reiki e avere ancora il problema, è normale! È rarissimo che un qualsiasi trattamento ti risolva dopo un sola seduta (anche se può succedere). Prenderne atto, soprattutto se si tratta di problemi cronicizzati nel tempo. Avere una spalla rigida perché 11 anni fa hai avuto un incidente e pretendere che un trattamento Shiatsu ti faccia tornare come prima, è decisamente stupido. Quindi provare almeno 3 trattamenti (se non addirittura 5) e se dopo di questi non è cambiato proprio nulla di nulla, si può cercare un altro operatore. Ma girarne 10 diversi cambiandoli dopo un solo trattamento non ha senso.

 

Mi scuso se l'articolo è venuto decisamente lungo, ma spero vi possa tornare utile. Ogni domanda, commento, suggerimento, intervento apporto, è ben accetto!

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