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Le Origini dello Shiatsu

October 24, 2017

ORIGINI DELLO SHIATSU

 

Sono decine di milioni le persone nel mondo che conoscono lo Shiatsu o che ne hanno almeno sentito parlare. Tutti loro sanno che è una disciplina orientale, alcuni collocano la sua origine in Giappone, pochi conoscono veramente la sua storia. C'è chi dice che sia una disciplina millenaria, chi invece sostiene che è molto recente e chi infine afferma che sia nata in Cina. Cerchiamo con questo articolo di fare un po' di chiarezza sulle origini di questa famosa tecnica e come si è sviluppata nel tempo fino ai giorni nostri.
 


Storia della medicina giapponese

Per capire l'origini dello lo Shiatsu, occorre conoscere un po' di storia. Shiatsu (指圧) è una parola giapponese che significa “pressione con le dita”, quindi ci sembra scontato che venga dal Giappone. Esso fa tuttora parte del sistema sanitario giapponese, dove è studiato e praticato in modo “scientifico”. Andiamo quindi a vedere come si è sviluppata la medicina del Sol Levante nei secoli.

La medicina nipponica è formata da tre principali correnti: la medicina popolare, la medicina cinese, la medicina occidentale. Andiamo a vedere nello specifico le tre correnti.

La medicina popolare

Poco sappiamo riguardo a questa antica arte, tramandata oralmente. Tuttavia, importanti scritti come il Kojiki, il Nihongi e il Fudoki, insieme a racconti mitologici, descrivono le funzioni delle due divinità della salute (Okoninushi e Skuna-Hikona-no-kami), le malattie e il loro legame con gli spiriti maligni (che erano considerati la causa). Si ritrovano testimonianze di rimedi quali il sake (vino di riso), la liquirizia, il rabarbaro, la carota, la magnolia. Veniva utilizzato anche il salasso e la balneazione in acque termali (di cui il Giappone abbonda). Si tratta di un tipo di medicina sciamanico, folcloristico, legato alla religione shintoista, di stampo animista.

Queste tecniche curative erano somministrate da sciamane chiamate mikogami (bambina del dio), che interagivano con il mondo degli spiriti e degli dei per curare le malattie (ma non solo: erano anche delle psicopompe e sacerdotesse). Erano figure che in età antica vagavano per i villaggi o frequentavano i templi, eseguendo danze sacre e suonando il tamburo. Alcune di loro erano delle vere e proprie medium. Tali figure perdono d'importanza con l'avvento del buddismo nella terra del Sol Levante, ma non scompaiono del tutto: ancora oggi troviamo sciamane praticanti che trasmettono la loro arte iniziatica.

La medicina cinese

Quando l'affluenza dalla Cina ha cominciato a intensificarsi nell'arcipelago giapponese, la cultura del Grande Impero ha influenzato fortemente quella del Sol Levante. Sebbene si abbiano testimonianze di cinesi in Giappone sin dal II sec. a.C. è solo dal IV sec. d.C. che questi importano arti quali la tessitura, la coltivazione del baco da seta e la medicina, inclusi alcuni testi. Nonostante ciò, i primi medici stranieri in Giappone furono coreani (il primo fu Kim Mu, chiamato per curare l'imperatore Ingyo nel 414; un altro famoso era Kam Jin, monaco buddista approdato in Giappone nel 763), che diffusero la medicina cinese arricchita da esperienze personali e tecniche indiane buddiste. La stessa medicina cinese è stata fortemente influenzata dalla medicina indiana e da quella tibetana. È doveroso dire che uno dei principali veicoli della medicina cinese fu il buddismo, soprattutto quello Chan: da esso derivarono il buddismo giapponese Tendai (VIII sec.) e Zen Soto (XIII sec.).

Già dal VI-VII sec. delegazioni di medici giapponesi furono mandati dal principe Shotoku in Cina per completare la loro formazione. Furono scritti codici per regolamentare l'arte medica, sul percorso di studi da intraprendere e le varie specializzazioni. Il primo fu nel 701, codice Taiho, dove appare per la prima volta la parola Anma (che indica l'arte del massaggio). Il più famoso codice è l'Ishinpo (L'Essenza della Medicina e dei Metodi Terapeutici) scritto da Yasuyori Tamba nel 984. Si tratta del più antico e completo testo di medicina giapponese sopravvissuto fino ai nostri giorni. Esso contiene importanti frammenti e citazioni di antichi testi cinesi purtroppo scomparsi, di cui abbiamo conoscenza grazie a questo scritto.

Inoltre furono istituite accademie mediche e collegi provinciali, divisi in 5 sezioni: farmacia, massaggio, esorcismo, agopuntura e arte medica (medicina interna, chirurgia, pediatria). Nacque il primo ospedale a Nara, l'allora capitale, voluto dall'imperatrice Komyo. Gli elementi della medicina cinese erano già evidenti: il sistema degli Zo-Fou (Zang-Fu in cinese: organi e visceri, collegati ai 12 meridiani ordinari e ai 5 movimenti: acqua, legno, fuoco, terra, metallo), i 3 Tsiao (Jiao in cinese: riscaldatori), lo yin e lo yang.

I primi testi riguardanti le pratiche manuali risalgono al libro Eiga-monogatari (Racconto dello Splendore) del periodo Heian (794-1191), scritto in parte dalla poetessa Akazome Emon, dove viene citato il trattamento con le mani con il nome Hara-tori. Le tecniche manuali a cui si riferisce questo testo sono il Koho-Anma e l'Anpuku, da cui deriva in gran parte lo Shiatsu attuale.

La medicina occidentale e i tempi moderni

Con l'arrivo dei portoghesi nel XVI sec. e degli olandesi e dei tedeschi nel XVII, il Giappone conosce e studia vari elementi della medicina occidentale, facendoli propri. Molti giapponesi intraprendono viaggi in Europa per completare la loro formazione medica. Nonostante ciò, nel 1800 la medicina popolare rifiorisce nuovamente, a causa di forte movimento nazionalista nipponico. L'amore per la medicina cinese cresce sempre più e così si crea un sincretismo medico veramente affascinante, fatto di scienza occidentale, superstizione popolare, cultura cinese. La caratteristica peculiare della medicina giapponese di quest'epoca, è il fatto che, a discapito di quella cinese, ha continuato a occuparsi di massaggi, moxibustione e agopuntura integrandoli con gli studi di medicina occidentale. Viene pubblicato un importante studio sui massaggi dal titolo Fujibayashi Ryōhaku.

Nella parte finale del periodo Edo (1602-1868), la pratica di Anma e Anpuku vengono relegati quasi esclusivamente ai non vedenti. L'imperatore prende questa decisione per permettere a queste figure emarginate dalle società, di avere un lavoro con cui vivere. Così facendo, il massaggio perde gran parte del suo approccio medico scientifico e, di conseguenza, popolarità. Fortunatamente figure di spicco non sono mancate, come Todo Yoshimasu (1702-1773), che ha scritto importanti trattati riguardo l'Anma e l'Anpuku. L'apporto per noi più interessante è quello riguardante la sua teoria sull'addome: “l'addome è l'origine della vita ed anche di ogni malattia”. In ragione di questo principio, attribuì grande importanza alla diagnosi addominale (Fukushin) per l'identificazione dell'origine del disturbo, e sviluppò un sistema di mappatura delle aree addominali, da cui è probabile abbia preso spunto lo stesso Shizuto Masunaga, ideatore dello Zen Shiatsu. Altro importante personaggio fu il maestro Ota Shinsai che nel 1827 pubblica l'importante trattato Anpuku Zukai. Grazie a quel testo, ripubblicato con commenti e spiegazioni da Shizuto Masunaga nel 1960, viene riscoperto in epoca successiva l'importanza di tale massaggio a livello terapeutico. In esso si legge che tramite tecniche di Anma e Anpuki si era in grado di ottenere risultati curativi come “migliorare la funzione organica, far circolare meglio il sangue, sbloccare e rivitalizzare le articolazioni, sciogliere i muscoli e i legamenti, vitalizzare la pelle, stimolare l'appetito e la qualità della digestione, favorendo lo scarico delle tossine”.

All'inizio della dinastia Meiji (1868), a causa della totale apertura al mondo e cultura occidentale voluta dall'imperatore Mutsuhito, furono proibite le pratiche tradizionali, quindi anche l'Anma e l'Anpuku. Purtuttavia, esse continuarono a essere utilizzate in via non ufficiale dal popolo nipponico. La medicina giapponese si interessa a quella occidentale, soprattutto europea e nordamericana, che diventa una vera e propria moda. Nel 1911 venne emanata una legge che riconosceva ufficialmente la figura professionale, regolamentandone il metodo, di chi operava utilizzando l'agopuntura, l'Anma e la moxibustione. Questa legge lasciava, per fortuna, la possibilità di praticare anche altre forme di trattamento non riconosciute, senza bisogno di avere una autorizzazione da parte della prefettura locale. Ciò è stato particolarmente rilevante nella nascita e lo sviluppo iniziale del metodo Shiatsu.

Altro elemento fondamentale da considerare per la storia delle arti manipolatorie in Giappone, fu la diffusione, durante il governo Taisho (1912-1926), di tre forme di cura manuale provenienti dal Nord America che agivano sull’equilibrio dell’apparato locomotore e del sistema nervoso ed in particolare sulle sintomatologie della colonna vertebrale: la Chiropratica, l'Osteopatia e la Spondyloterapia.

Cosa è successo in seguito, lo spiegheremo poco più avanti, ma adesso è doveroso fare un chiarimento riguardo la medicina cino-giapponese.

 

La medicina cino-giapponese

Vediamo nel concreto di cosa si tratta. Tutto il corpus medico “preso in prestito” dalla Cina, viene chiamato dai giapponesi Kanpo. In esso si trovano i due principali elementi: Do In (Dao Yin in cinese) ovvero tutte le tecniche di autoguarigione, come l'automassaggio, esercizi di respirazione e di allungamento dei meridiani; An Kyo (An Kiao in cinese) invece le tecniche applicate da un operatore su un paziente, siano esse manipolazioni, massaggi o esercizi di respirazione e di stretching dei meridiani. La parte dell'An Kyo che riguarda il massaggio viene chiamata Anma (Anmo in cinese). Un'altra importantissima tecnica di massaggio che affianca l'Anma è l'Anpuku (o Ampuku). Si tratta di un massaggio addominale che molto ha influenzato lo Zen Shiatsu (la madre di Masunaga lo praticava). Anch'esso è molto antico e deriva dalla cultura cinese. Si basa sul concetto che dall'addome nasce la nostra energia vitale (Ki in giapponese e Qi in cinese) e quindi è origine della vita, ma anche di ogni disturbo che inficia la vita stessa. Tramite il massaggio addominale possiamo ristabilire l'equilibrio nel flusso dell'energia vitale e ripristinare lo stato di salute. Ota si era accorto, infatti, che per tonificare e disperdere il ki dell’individuo, si può utilizzare la pressione mantenuta costante, ottenendo gli stessi risultati delll’Anma, che invece utilizza tecniche come sfregamenti e martellamenti. Inoltre aveva redatto una mappa di diagnosi dell’addome nel 1830, a cui Masunaga si è riferito.

In definitiva, tutto questo insieme di culture, tecniche, discipline, come la medicina popolare di origine shinto, quella cinese, quella occidentale, sono finite in questo vasto mare che è la medicina giapponese, di cui il massaggio come arte terapeutica è sempre stato un elemento importante. La peculiarità di questa medicina è che si basa molto su quella classica cinese. In Cina, con l'avvento di Mao e la rivoluzione culturale, molti dei testi classici sono stati bruciati, proibiti, così come molte tecniche e discipline sono state bandite e dimenticate. Negli anni '50 Mao riunisce un gruppo di medici agopuntori e chiede loro di “creare” una medicina cinese più “scientifica”, capace di tenere testa a quella occidentale e magari di dialogarci. Nasce così la medicina tradizionale cinese (MTC) che, a differenza di quello che sembra, è molto recente. Vengono istituite delle mappe rigide sui punti e i meridiani dell'agopuntura, si codificano le tecniche, le teorie, appianando quell'enorme calderone che è la medicina classica. L'approccio passa da quello di adattare ogni singola tecnica, diagnosi, manipolazione alla persona, a creare dei protocolli per ogni sintomo esistente, esattamente come nella medicina occidentale. Si perde così completamente il senso originario della medicina classica. Si passa da avere un medico pagato quando i pazienti erano sani (ma che regolarmente si facevano visitare, ricevendo consigli e insegnamenti su dieta, esercizi e tutto ciò che è necessario per rimanere in salute) a un sistema in cui si usufruisce del medico solo quando si sta male. Da una medicina di prevenzione a una di cura. Il medico era anche un maestro di vita e per primo doveva mettere in pratica ciò che predicava.

Questo fatto è molto importante perché il Giappone, pur avendo avuto periodi di rifiuto della tradizione, non è mai arrivato all'estremo di distruggere e bruciare testi antichi. Così possiamo trovare scritti con filosofie, tecniche e discipline che in Cina non troviamo più. Ciò è molto importante perché Masunaga, che ha riportato lo Shiatsu alla sua vera origine e antico splendore, ha potuto studiare proprio su tali testi. Tutte le sue teorie e “scoperte”, tipo le estensioni dei meridiani, l'importanza di hara, la direzione del ki lungo i meridiani, etc, le ha estrapolate da testi di medicina classica cinese grazie alla medicina giapponese.

Guardiamo nello specifico quali sono le tecniche cinesi da cui lo Shiatsu si basa. Anmo, da cui deriva l'Anma, è composto da An (pressione) e Mo (sfioramento circolare) e indica tutte le tecniche manipolative curative e non della Cina. Ma l'Anmo nel tempo si specializza nel massaggio “popolare” (per poi diventare quello tipico dei centri benessere) mentre il Tuina diventa la disciplina usata negli ospedali. Esso si sviluppa quando l'Anmo comincia a decadere e perdere la sua efficacia curativa, e diventa presto la disciplina manipolativa ufficialmente usata in Cina. Tui (spingere, ma nel senso di premere avanti in senso verticale, mettere in movimento) e Na (afferrare) sono due tecniche che danno il nome al più importante corpus di manipolazioni terapeutiche della medicina cinese.

È interessante notare che ciò che dà il nome alle due tecniche di massaggio più importanti della Cina siano manovre di pressione. È circa dal 1911 che in Giappone si cerca di separare l'atto pressorio dalle altre tecniche di massaggio, considerandolo un metodo curativo più efficace. Anche nel massaggio tradizionale thailandese si è da poco scoperto che, nello stile detto reale, in quanto usato per curare la famiglia del re, vengono usate tecniche di digitopressione su punti specifici. Era uno stile tenuto segreto fino a pochi decenni fa, divulgato solo recentemente. Come il Tuina nasce per staccarsi dall'Anmo e recupare il lato terapeutico di quest'ultimo, così lo Shiatsu viene creato con lo scopo di rendere a tecniche usate nell'Anma e nell'Anpuku la loro originaria funzione e dignità. Grazie alla legge giapponese che permetteva l'uso di tecniche curative non istituzionalizzate (come era successo per l'Anma, l'agopuntura e la moxibustione), viene creato questo nuovo, ma in realtà molto antico, metodo curativo.

Quindi, per concludere questo paragrafo, possiamo dire che lo Shiatsu ha origine nel Kanpo, specialmente dalle tecniche Anma e Anpuku e nello specifico dalla digitopressione, ma unisce a esso conoscenze di medicina occidentale, di psicologia e conoscenze moderne. Ma veniamo nel dettaglio il suo sviluppo.

 

 

 

Lo Shiatsu

Le prime testimonianze scritte dell’esistenza di una tecnica chiamata “Shiatsu”, sembrano risalire a quando il maestro Tenpeki Tamai pubblicò nel 1939 il libro Shiatsu-hou che contiene un’esposizione articolata della sua tecnica. Già precedentemente alla pubblicazione del testo, utilizzava la parola Shiatsu per presentare il proprio lavoro. Si pensa che l'abbia fatto per differenziarsi dalle tecniche tradizionali (Anma e Anpuku), più per motivi di nome (le tecniche tradizionali erano ormai state declassate a pratiche popolari e poco efficaci) che per una reale differenza di teoria e pratica con esse. Inoltre vi associa conoscenze di medicina occidentale moderna non presenti nelle tecniche tradizionali.

Fu Tokujiro Namikoshi che rese questa tecnica famosa in Giappone e in occidente. Iniziò la pratica manuale sin da ragazzo, cercando di alleviare i dolori reumatici della madre. Nel 1921 studiò fisioterapia presso Kodagawa fino a prendere il diploma. Nel 1940 fondò lo Japan Shiatsu College a Tokyo. Il suo stile era basato su una visione scientifica dello Shiatsu e aveva in comune con la medicina tradizionale cinese la teoria degli tsubo, integrati sulla stimolazione anche dei così detti “punti Namikoshi”. A parte questa similitudine, che comunque lui “maschera” cambiando i nomi dei punti, per tutto il resto la sua disciplina si basa su concetti prettamente occidentali. Si approfondisce, in fatti, in modo scientifico, lo studio dell'anatomia e della fisiologia, mentre non si trova traccia di tutto ciò che è parte del Kanpo, come i meridiani, la teoria dei cinque movimenti, i concetti di Yin e Yang. La tecnica che da lui prende nome venne riconosciuta dal Ministero della Sanità giapponese parzialmente nel 1955 e poi a pieno titolo nel 1964. Attualmente, la scuola di Namikoshi, è largamente studiata e praticata in Giappone, allo stesso livello della nostra fisioterapia: ne è riconosciuto il valore terapeutico ed praticata anche negli ospedali.

Zen Shiatsu

Grande svolta allo Shiatsu l'ha data Shizuto Masunaga, allievo di Namikoshi. Psicologo e studioso di medicina cinese, fu allievo inizialmente della madre, famosa per l'Anpuku, a sua volta discepola di Tenpeki Tamai. Dopo aver studiato con Namikoshi, insegnò per dieci anni al Japan Shiatsu College. In seguito dà anch’egli vita ad una sua scuola nel 1968, lo Iokai Shiatsu Center. Lo stile da lui elaborato propone una pratica basata sul trattamento dei meridiani energetici e sulla diagnosi dell’addome e del dorso, riportando così lo Shiatsu agli originari collegamenti con il Kanpo. Infatti nomina il suo stile Keiraku Shiatsu (Shiatsu dei meridiani), che poi viene esportato in occidente col nome di Zen Shiatsu, grazie al suo metodo olistico e meditativo, che riflette la semplicità e l'approccio spirituale dei monaci buddisti giapponesi. Punti significativi della sua tecnica sono l’utilizzo delle categorie Kyo e Jitsu (vuoto e pieno) legate alla teoria di Yin e Yang, il concetto di “sostegno” applicato alla pressione bi-manuale, e gli esercizi Makko-Ho per l’auto stretching dei meridiani. Non limitandosi a questo, Masunaga, da grande studioso di medicina cinese e giapponese, elabora una teoria dei meridiani più approfondita e completa di quella della medicina tradizionale cinese (MTC), nata negli anni '50 dalle ceneri della medicina classica cinese. Sono presenti, infatti, estensioni dei meridiani tradizionali lungo tutto il corpo: ovvero ogni singola parte del corpo è attraversata da tutti e 12 i canali ordinari. Tale concetto si ritrova nell'agopuntura frattale, ad esempio, che considera il corpo strutturato come un ologramma. Ogni singola parte è immagine dell'intero.

Essendo psicologo, Masunaga interpreta il sintomo principalmente come manifestazione dell'essere umano visto come un intero e non di un mero aspetto fisiologico del corpo. Il ricevente viene visto in quanto persona e non soltanto come corpo fisico che evidenzia un sintomo. E tale sintomo diventa espressione sia di funzioni propriamente fisiche ma anche di aspetti emozionali e spirituali. La pressione Shiatsu si arricchisce della percezione e la sensibilità dell'operatore diventa fondamentale per cogliere la condizione dei singoli canali energetici, i meridiani; il trattamento dell'addome acquista ancor più un ruolo decisivo al fine di diagnosticare la condizione psico-fisica del ricevente. Tutti questi elementi vengono utilizzati nel trattamento per stimolare opportunamente alcune zone del corpo ed i singoli meridiani per indurre uno stato di miglior equilibrio energetico complessivo e duraturo.

 

Lo Shiatsu e il sistema sanitario giapponese

 

Pochi sanno che nel suo paese di origine, lo Shiatsu gode di un privilegio che in occidente non gli viene concesso. Dal punto di vista legislativo, infatti, lo Shiatsu venne riconosciuto ufficialmente nel 1955 dal Ministero della Sanità giapponese, come un trattamento manipolatorio particolare, basato sulla pressione, ma rimase inizialmente inquadrato nel panorama delle tecniche di massaggio Anma. Solamente una decina di anni dopo, nel 1964, una nuova legge lo definì come una forma di cura del tutto autonoma e distinta sia dall’Anma che dal massaggio occidentale praticato in Giappone. È grazie a Tokujiro Namikoshi, come abbiamo già detto, se lo Shiatsu è stato riconosciuto ufficialmente da parte del governo giapponese; egli ha avuto il merito di essere stato il primo a dare una organizzazione didattica essenziale alla metodologia Shiatsu.

Vediamo nello specifico cosa comporta lo studio e la pratica dello Shiatsu in Giappone. Innanzitutto per accedere a un qualsiasi college di Shiatsu nel Sol Levante occorre avere il diploma di scuola superiore o un suo equivalente. Dato che l'esame di stato sarà in giapponese, occorre conoscere tale lingua molto bene e i college richiedono attestati a riguardo per i non madre lingua. Il corso di studi è di circa 2200 ore suddivise in tre anni. Materie come anatomia, fisiologia, lo studio di varie patologie, oltre a specifici corsi sullo Shiatsu, sono affrontate durante i tre anni in modo approfondito. Si capisce quindi che si tratta di un corso para-universitario. Molto diverso dai corsi fatti in Italia (e nel resto d'Europa) di 600-700 ore. Una volta finito con successo il college, occorre passare l'esame di stato per entrare a far parte del sistema sanitario giapponese, al pari di fisioterapisti, chiropratici, etc.

 

Tommaso Sguanci

 

 

 

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